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70 Mhz: risposta al direttore

Come avevo promesso, ho inviato la mia risposta al direttore dott.ssa Proto, in merito alla questione dei 70 Mhz.

Ecco il testo, per chi fosse interessato:

 

Gent. dott.ssa Proto,

desidero ringraziarLa per la nota che ha inviato circa la mia richiesta di autorizzazione per la banda dei 70 Mhz;   come da Lei richiesto, mi permetto solo di significarLe la mia opinione, utile spero per il proseguimento dell’iter.

Nella Sua risposta, Lei fa riferimento a norme e contributi economici inerenti la sperimentazione, con giusta nota all’art. 123 del codice delle comunicazioni elettroniche (dlgs 259/2003) e all’art. 39 dell’allegato 25 (art. 39) al suddetto codice (che ne specifica i costi), per usare un apparato di natura elettromagnetica, generalmente su una frequenza civile riservata a tale scopo.

A mio avviso, l’Art. 123 appartiene al capitolo IV del codice, ossia alle telecomunicazioni ad uso privato;   il Legislatore ha invece inserito il servizio di radioamatore al capitolo VII, dedicando così una sezione separata, visto che i precedenti capitoli trattano specifiche telecomunicazioni di natura ben diversa, e cioè privata, ad uso collettivo o soggette a concessione di uso frequenze.

Su questa linea, analogo appunto lo ravviso circa il Suo riferimento all’art. 39 dell’allegato 25 al codice, che regola la sperimentazione, sempre però per sistemi di tipo privato.

Anche in questo allegato, il Legislatore ha dedicato al servizio di radioamatore il solo e separato articolo 25, dove ha previsto un contributo estremamente ridotto, direi simbolico, di 5 euro, per ogni stazioni di Radioamatore.

Ricordo molto bene nel 1998, quando in IX’ commissione parlamentare il ministero delle comunicazioni intendeva aumentare del 500 per cento questo contributo, partecipando in prima persona e riuscendo a convincere gli esponenti della Commissione del vero profilo del radioamatore, inteso come risorsa dello Stato, che studia e sperimenta all’interno delle proprie frequenza, senza gravare di una sola Lira al pubblico Erario e non come privato cittadino che sfrutta una qualsivoglia risorsa dello Stato, per cui sia richiamato a pagare una tassa.

Vi è dunque, sempre a mio parere, una sostanziale differenza tra utente privato, che può e deve richiedere una specifica sperimentazione a pagamento, visto che lo Stato gli mette a disposizione una parte dello spettro delle radiofrequenze ed un Radioamatore che – per sua natura – sperimenta, ogni giorno, dalla mattina alla sera, durante la propria attività di studio ad apprendimento, all’interno di frequenze che in tutto il mondo sono uguali per grandezza ed assegnazione e che vengono rilasciate a titolo gratuito da ogni Stato.

Ho sostanziale imbarazzo dunque quando leggo la Sua risposta.

Lo ribadisco:   la richiesta da me fatta, così come avvenuto nell’anno 2006 e 2007, e come vedo anche da altri radioamatori italiani che leggo tra i destinatari della Sua risposta, si riferisce ad una autorizzazione straordinaria per l’uso da parte di radioamatori italiani di una banda già assegnata al servizio di radioamatore in molti paesi europei e del mondo, non ad una mera sperimentazione.

 

Certo, i colleghi della Pianificazione delle Frequenze, potrebbero eccepire che la banda dei 70 Mhz non sia stata assegnata in Italia al servizio di radioamatore, dal p.n.r.f.

Giova ricordare che, fin dalla prima adesione alle indicazioni della Conferenza Mondiale delle Telecomunicazioni (Sandro Pertini, decreto nr. 740 del 27 luglio 1981), se da una parte l’Italia decise – per Legge – di aderire alle norme comunitarie in fatto di assegnazione delle frequenze, di fatto tolse immediatamente ai radioamatori italiani diverse fettine di frequenza, assegnandole ad altri servizi privati, molto probabilmente a pagamento.

Non sta a me indicarne le cause, ma la realtà è questa ed è impossibile dimostrare il contrario.

Nel corso degli anni, l’attività di rappresentanza delle associazioni dei radioamatori (oggi purtroppo ormai scomparse ed immobilizzate in sole attività para sociali) riuscì ad aggiungere piccole porzioni di frequenza, ribadisco, assegnate al servizio di radioamatore, in tutto il mondo.

Le cito un solo esempio:   la banda dei 50 Mhz, in tutto il mondo assegnata al servizio di radioamatore, mai è stata inserita in un piano di ripartizione delle frequenze italiano;    purtuttavia, oggi viene usata dalle stazioni di radioamatore in Italia, grazie ad una serie di autorizzazioni per periodi straordinari, ed oggi in forza ad alcune note via via aggiunte al p.n.r.f.

In questa ottica, si deve intendere la richiesta di attività, seppur temporalmente ridotta, per la banda dei 70 Mhz.

 

Certo ancora che i colleghi, sempre della Pianificazione delle Frequenze, potrebbero obiettare, come hanno puntualmente fatto in tutti gli anni passati, che la banda richiesta dei 70 Mhz, risulti assegnata al Ministero della Difesa.

Anche questa argomentazione, risulta paradossale;   in Italia, tutte le frequenze sono assegnate alla Difesa.   Tutte, dalla prima all’ultima.   Poi, in occasione dei piani di ripartizione, la Difesa concede al dipartimento delle comunicazioni di utilizzarle, per assegnazione in concessione o autorizzazione, ai “civili”.

Di questo passo, in Italia la Difesa può contare su dieci volte le frequenze rispetto a quanto viene utilizzato dalla forze militari americani negli USA.   Comprenderà bene che tali confronti, per grandezza del territorio e per importanza strategica, già negli anni ’70 non avevano più senso.

Sono certo che queste argomentazioni sono state condivise anche dalla Difesa, quando negli anni scorsi ha acconsentito a questa fase di sperimentazione dei Radioamatori.

 

Ma, l’argomentazione che mi ha lasciato davvero maggiormente colpito è quella relativo alle presunte risultanze tecniche degli esperimenti passati, da Lei descritte.

Lei ha catalogato “modeste risultanze di tipo sperimentale”, dal “modesto risultato empirico”, le precedenti fasi di autorizzazione temporanea.

Sono qui invece a provarLe l’esatto contrario !

I risultati delle precedenti epoche di esperienza in banda 70 Mhz, a mio avviso, sono eccezionali, dal momento che i Radioamatori italiani hanno dimostrato, per quattro anni e per diversi mesi, di sapersi autocostruire apparati radio (non esistevano infatti molti apparati commerciali già predisposti) ed antenne, senza provocare neanche un episodio di interferenza.

Questo non è affatto un risultato modesto !

Non per questo, in epoche successive, tale interesse sperimentale è stato promosso anche da una Università, la quale, mi risulta perché ne ho una splendida copia, abbia presentato all’allora dirigente un fascicolo sulle risultanze dei test di quasi cento pagine !

 

Per finire, alcuni colleghi, magari del servizio economico del Dipartimento, potrebbero eccepire la necessità, come Lei ha ben scritto, di dover sopperire ai costi da sostenere per la verifica ed il controllo (n.d.r: vigilanza).

Qui vorrei dire tante cose, ma mi limito a questa considerazione:   l’attività di verifica e controllo da parte del Dipartimento, nelle frequenze assegnate al servizio di radioamatore in Italia, è assolutamente inesistente;   tutti i radioamatori e le associazioni chiedono da decenni il ripristino di questo benedetto controllo, per le emissioni radio non autorizzate che imperversano nelle nostre frequenze.

Nelle nostre frequenze radio assegnate, anche a titolo di statuto esclusivo, abbiamo telecomandi apricancello o alzaserranda fuori norma, apparati radiogiocattoli cinesi, personale di ditte di ogni natura commerciale, regie e staff di film e reality, gru dei cantieri nautici … potrei scrivere per ore !

Tutti perfettamente illegali !

Tutti servizi che altrove (su altre frequenze) sarebbero costretti a pagare canoni e contributi, ma che preferiscono ovviamente occupare le frequenze dei Radioamatori, proprio perché non esiste alcun controllo da parte del Dipartimento.

Le cito un ultimo, tragico esempio:   forse non ne è al corrente, ma decine e decine di satelliti radioamatoriali, messi in orbita da tutti i paesi del mondo, sono spesso interferiti da queste emissioni non autorizzate, come agenzie di recapito posta, polizie locali, cercapersone, teleallarmi della società stradali ed autostradali, allarmi automatici degli ascensori….. disturbi tutti rigorosamente provenienti dal territorio italiano.

L’ennesimo bel biglietto da visita nostrano, nel panorama mondiale.

Concludo chiedendomi, e chiedendoLe ancora:   un giorno, codesto Dipartimento, si accorgerà dei Radioamatori italiani, figli del primo Radioamatore al mondo, italiano anch’egli, che si chiama Guglielmo Marconi ?

Lei si immagini che imbarazzo se ad un giovane Guglielmo Marconi gli fosse stato chiesto di pagare una tassa per fare i propri esperimenti e concedergli poi solo 180 giorni, per inventare la Radio.

 

Io, e tutti i Radioamatori italiani, non abbiamo chiesto alcuna sperimentazione, ma semplicemente di trasmettere ed usare una banda di frequenza che in molti paesi è assegnata al servizio di Radioamatore, che in Italia non viene usato da nessuna entità, statale e non, ma che lo Stato italiano non ha mai voluto riconoscere.

In un certo qual modo, questa frequenza ci appartiene.

Per quattro anni, abbiamo dimostrato di saperla usare e non produrre alcuna interferenza;   abbiamo dato esempio della nostra correttezza e bravura nel costruire i nostri apparati e le nostre antenne;   paghiamo anche regolarmente il contributo annuale (pur essendo uno degli unici Paesi al mondo che fa pagare i Radioamatori una tassa annuale sull’uso delle frequenze).

Cosa altro dobbiamo fare ?

 

Grazie per la Sua attenzione;   rimango a Sua disposizione, qualora intenda approfondire le tematiche da me esposte.

 

Roma, 7 Giugno 2017.

Luca Ferrara

 

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Un commento

  1. Grande Luca, sono fiero di averti conosciuto e di poterti annoverare tra i miei “AMICI”. E’ grazie a persone come Te con la tua onestà intellettuale, competenza e passione che possiamo ancora operare e crescere. Grazie.

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