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Tytera MD2017

E’ finalmente arrivato il primo vero bibanda DMR/analogico Tytera;   primo anche tra tutti gli altri marchi, visto che solo la Baofeng aveva provato a realizzare un apparato simile, ma con risultati discutibili, non essendo poi risultato compatibile DMR Tier 2 e, dunque, a slot unico.

Già in rete si vedevano diverse foto e qualche annuncio:   finalmente da una settimana sono arrivati i primi due esemplari a Roma, da testare.

Comincio con il dire che anche questo bibanda (136/175 Mhz e 400/470 Mhz) ha ricevuto la omologazione per la vendita e uso in Italia;   questo anche per introdurre la nostra prova, limitatamente alla versione firmware originale.   Difatti, l’upgrade al noto firmware open source fa perdere garanzia ed omologazione.

Per questo motivo, ho deciso di dedicarmi alla prova della sola parte pratica e quella a radiofrequenza, visto che la disposizione dei tasti e le diverse funzioni sicuramente cambieranno con le tante versioni firmware open source;   tralascerò dunque del tutto le voci e le disposizioni dei menù, che comunque mantengono la stessa impostazione ben nota.

All’apertura della confezione, dalle dimensioni identiche ai precedenti modelli monobanda, ci troviamo di fronte ad un apparato più grande, più spesso (seppur di poco) e lievemente più ingombrante, anche se, va detto, una certa maggiore rotondità degli spigoli lo rende più snello;   almeno, all’aspetto.

Le plastiche sono assolutamente soddisfacenti e meno … cinesi di tanti altri apparati;   questo lo avevamo detto anche per il 380.

A prima vista, ci colpisce l’antenna, smontabile e con connettore sma, decisamente più ingombrante per la presenza di un ispessimento alla base che farebbe pensare alla parte relativa al gps.   Ahimè, solo l’apertura delle plastiche potrebbe toglierci questo dubbio, anche se rimane la ragione più plausibile.

antenna

Una volta acceso, ci si rende conto di un nuovo tasto dalle molte funzioni, a guisa di mouse, in posizione centrale:   dopo qualche minuto di uso, qualche domanda ce la facciamo davvero, su questa scelta..

Questo mouse serve per la quasi totalità delle funzioni e permette la scelta del VFO, delle memorie e lo scorrere all’interno dei diversi sottomenù, un po’ come si fa nel computer di casa.

Con l’unica accezione che nel computer di casa il mouse funziona !

Qui invece c’e’ poca rispondenza tra movimento del dito e reale movimento del mouse;   appare tutto un po’ più lento, spesso bisogna far scorrere il polpastrello due o tre volte, per cambiare icona.   Altre volte, scorre troppo veloce.

Mi ricorda molto il mouse centrale dell’ICOM ICT-81, ottimo apparato quadribanda, anche questo un po’ complesso nel saper giostrare il dito tra le quattro posizioni disponibili.

Se proprio devo dirla tutta, la scelta risulta infelice !

Come detto, tralasciamo la parte del firmware, veniamo alla batteria agli ioni di litio, da 2200 mA, che, ahinoi, prevede un caricatore diverso dagli altri modelli….. e soprattutto al connettore microfonico/programmazione proprietario… sono spariti i jack da 2,5 !

cavo

Queste decisioni, ovviamente di tipo commerciale, lasciano l’amaro in bocca all’utente, molto più materiale, come me !

Anche il software di programmazione, il CPS, è dedicato al modello e lo si può avere in modo gratuito, su CD direttamente nella confezione o scaricandolo dal sito ufficiale.

Sempre nel sito ufficiale, si trova già un upgrade del firmware, segno che la casa costruttrice ha confermato la buona abitudine di fornire aggiornamenti gratuiti, ovviamente migliorativi rispetto alle prime versioni.

Due brevi parole sulla parte rf, che è perfettamente sovrapponibile ai modelli precedenti MD380/390.

Anche quell’antipatica presenza di … rumore in modalità digitale DMR, sottoforma di una o due lineette di S-Meter sempre accese le ritroviamo nel modello MD2017.

Mi spiace di non avere un test set DMR, per poter valutare se si tratti di rumore o semplicemente di non perfetto allineamento e taratura tra i limiti dello strumentino a barre e il rumore di fondo.

Rispettati anche i livelli di potenza dichiarati nelle brochure, pari a 5 watt in VHF e 4 in UF, e la categoria IP67 che lo rende più impenetrabile agli spruzzi d’acqua.

Un risultato nel complesso di tutto rispetto.

Quanto alla durata delle batterie, il risultato appare in linea con la versione monobanda, costringendo ad effettuare la ricarica almeno entro le 18/24 ore di uso radioamatoriale standard.   Si nota un consumo più marcato in modalità nbfm, rispetto al DMR.

Ora, la parola passa agli informatici ed appassionati che hanno già dato il meglio di se con i modelli MD380 e MD390, sfornando quasi quotidianamente nuove versioni firmware;   in verità, sui noti siti di sviluppo, compaiono già molte versioni firmware, per cui c’è da aspettarsi molte cose interessanti.

Tra tutti, manca però ancora il roaming, ormai diventato utilissimo per il buon numero dei ripetitori attivi in Italia.    Chi riuscirà in questo ?

Poche parole, speriamo utili per inquadrare questo nuovo arrivo nel campo amatoriale, con guadagno anche delle reti civili che potranno utilizzare questo DMR dal costo contenuto.   In alcuni siti di e-commerce, lo si vede proposto a poco più di 200 euro.

La versione omologata costerà sicuramente qualcosa di più.

Ricordiamo sempre che lo nostre non sono prove tecniche di alto contenuto professionale, ma semplici articoli para-tecnici, che cercano solamente di dare informazioni di massima nel panorama delle radio digitali che ci potrebbero interessare.

Luca Ferrara, IK0YYY

 

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